08 Giugno 2018

GENERARE ALLA VITA E ALLA FEDE: PROSPETTIVE PER LA CHIESA DIOCESANA

Un tema arduo e di grande attualità quello della «generatività» che ha visto impegnate, in questo anno pastorale, le comunità dell’Unità Pastorale S. Cassiano. Il percorso, che si è sviluppato su due filoni fondamentali «Generare alla Vita» e «Generare alla Fede», si è concluso venerdì 08 giugno a Collazzone con il vescovo Benedetto Tuzia, che ha voluto in un certo modo tirare le somme del cammino svolto, con uno sguardo alla nostra realtà diocesana. Il vescovo ha sottolineato che la vita è una continua nascita, in attesa della nascita alla vita piena: di solito è il grembo di una donna che genera, ma al tempo stesso anche la comunità cristiana è chiamata a generare ed educare i suoi figli. Per fare ciò bisogna confrontarsi con un mondo che cambia, perché la Chiesa come madre possa fare una pastorale veramente generativa. Ma chi è che genera oggi nella comunità? Anzitutto il mondo degli adulti, e questo talvolta è un deficit: parlare di adulti significa parlare di figure forti, credibili, responsabili, ma sempre più si riscontra in questo senso una inadeguatezza, forse perché non siamo più in grado o non vogliamo essere adulti. Finora la pastorale è stata puerocentrica, manca in realtà una vera formazione degli adulti. Generativo è un educatore che educa alla vita, generativa è una guida spirituale che porta alle domande sull’esistenza, generativi sono dei genitori chiamati a generare i loro figli. Per «portare alla vita» bastano pochi secondi, ma è altra avventura l’essere autenticamente padre, per «condurre nella vita». Questo concetto può essere applicato alla Chiesa, nel senso che non basta fare dei servizi o un fare giusto perché si è sempre fatto, ma occorre una crescita verso una pastorale delle relazioni e degli ambienti di vita. La Chiesa deve farsi prossima agli uomini, per questo si rende urgente una crescita nella fede e al servizio ai fratelli. La fede deve essere vissuta con vera consapevolezza, mentre troppo spesso è superficiale, priva di un corredo-equipaggiamento e questo, probabilmente ci rendi inadeguati. Il vescovo ha però esortato a riconoscere che il Signore ci offre grandi occasioni di grazia, per questo dobbiamo riscoprire la capacità dell’attesa, lasciando che sia lui il vero protagonista del nostro cammino di Chiesa.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


16 Marzo 2018

IO CLICCO POSITIVO: RISCHI E OPPORTUNITÀ DELLA RETE

Nell’ambito degli incontri di formazione mensili “Generare alla vita, generare alla fede”, proposti dall’unità pastorale di San Cassiano, il 16 marzo a Collepepe si è tenuto il sesto appuntamento, in cui si è stato trattato il tema “Io clicco positivo: rischi e opportunità della
Rete”. L’incontro, molto partecipato, è stato condotto dall’esperto Diego Buratta, formatore
– responsabile presso la sede di Perugia della coop. Pepita onlus, realtà che si occupa di formazione su tutto il territorio nazionale. Lo stesso Buratta, il mese scorso, è intervenuto a
Todi all’evento organizzato dall’Agesci gruppo scout Todi 1 e dalla Pastorale giovanile diocesana, trattando le stesse tematiche, per il cui approfondimento rimandiamo quindi all’articolo pubblicato su questo giornale in data 16 febbraio, pag. 17. Annunciamo, invece,
fin d’ora, il prossimo incontro dell’Up, in programma per venerdì 20 aprile nel salone parrocchiale di Pantalla alle ore 21; con i coniugi Franco Miano e Giuseppina De Simone, che hanno partecipato come esperti ai due Sinodi sulla famiglia, si parlerà di “Europa, nonna sterile?”.

Michela Massaro

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


16 Febbraio 2018

TESTA O CUORE? L’ARTE DEL DISCERNIMENTO

Il Discernimento è stato il tema del quinto appuntamento nell’ambito degli incontri di formazione organizzati dall’Unità pastorale di san Cassiano della Diocesi di Orvieto-Todi “Generare alla vita, generare alla fede”. L’interessante conferenza, svoltasi Venerdì 16 febbraio ad Ammeto, è stata tenuta dal gesuita Padre Gaetano Piccolo, docente di Metafisica alla Pontificia Università Gregoriana, ideatore del blog Rigantur Mentes e autore del libro “Testa o Cuore? L’arte del discernimento”.

Il discernimento richiede responsabilità ed è la colonna portante della vita spirituale. Discernere significa fare una cernita, quindi una scelta, significa passare al setaccio la nostra vita e separare ciò che serve da quello che non serve. Il discernimento,  ha affermato il relatore,  è un esercizio ermeneutico generato dal desiderio insito nell’uomo di riempire il vuoto, lo stesso Gesù nei vari capitoli del Vangelo di Giovanni fa una sorta di educazione del desiderio, come se insistesse a che noi riconosciamo ciò che ci manca per dare un senso a tutti quei frammenti giustapposti di cui è composta la nostra esistenza, quelle perle preziose, come li definisce il sociologo Zygmunt Bauman, per le quali dobbiamo trovare un filo conduttore.  Naturalmente dietro una scelta ci deve essere la consapevolezza, in effetti l’uomo è chiamato a fare delle scelte non sulla base delle emozioni, che sono le reazioni immediate alle infinità di stimoli ai quali siamo sottoposti ogni giorno e che possono contaminare le nostre scelte, ma sulla base dei sentimenti  che sono generati dalla elaborazione delle emozioni, un’elaborazione dettata dal ragionamento, ecco perché le emozioni non possono essere mai scisse dal pensiero tanto che Padre Gaetano Piccolo usa la parola “Pensimento”.

Elemento importante è la preghiera perché, anche se il Signore vuole sempre il nostro bene e inevitabilmente ci spinge verso di esso, il maligno cercherà in tutte le maniere di distoglierci orientandoci verso scelte all’apparenza buone per noi e per la nostra vita che però non conducono a Dio, ma vanno solamente verso l’io. Come allora capire se la scelta che devo fare è giusta? Come capire se è frutto dello Spirito buono o viene dallo Spirito cattivo? Per questo, rifacendosi a sant’Ignazio di Loyola, il relatore denota la figura dell’accompagnatore spirituale che è colui che si mette accanto e aiuta l’altro a prendere in mano la propria vita.

Rita Paoli

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


12 Gennaio 2018

AFFIDAMENTO E ADOZIONE

Venerdì 12 gennaio 2018 ha avuto luogo, a Collazzone, il quarto incontro formativo dell’unità pastorale S. Cassiano «Generare alla Vita, Generare alla Fede». L’incontro è stato tenuto dai coniugi Christian Cinti e Michela Serangeli di Todi, sul tema «Affidamento e Adozione», un approccio per comprendere come generare alla vita nell’ambito della tutela dei minori. Un racconto appassionato quello di Michela e Christian, che cerca di coniugare la ricerca della fede – iniziata tardi, dopo l’ormai consueto abbandono post cresima – con il desiderio di una vita veramente feconda. E infatti di fecondità hanno parlato, distinguendola dalla fertilità, perché anche all’interno di una esperienza certamente dura e dolorosa di sterilità è possibile scoprire di essere fecondi, di saper fare dono di vita, lasciando che sia Dio ad agire. La loro esperienza ha messo in luce la grazia che si può sperimentare anche dentro la privazione, che dischiude, in realtà, una ricchezza più grande; ed è la ricchezza da loro sperimentata con l’esperienza di due figli adottivi provenienti dalla Colombia, a seguito di una complessa ma altrettanto feconda esperienza di affido. Interessante la loro definizione di fecondità a ricordo della serata che possiamo così riassumere: «Il progetto di Dio su di te forse sarà incomprensibile, ma certamente sarà il migliore per te, tanto che sperimenterai che non ce n’era un altro», e circa l’esperienza di adozione: «I figli adottivi forse non avranno i tuoi occhi, ma hanno il tuo sguardo, hanno la tua lettura sul mondo e sulla realtà». Hanno inoltre descritto il loro libro [Michela e Christian Cinti, Questa navicella sta entrando in orbita, Diario di una famiglia adottiva, Tau editrice], definendosi una famiglia «spaziale», che entra in orbita con le difficoltà che si sperimentano nelle famiglie biologiche, mettendo in luce che il desiderio fondamentale è quello di accompagnare i figli a Cristo, facendo proprie le parole di papa Francesco che dice che la generosità nell’accogliere è una mediazione dell’amore di Dio. A Christian e Michela vada il nostro ringraziamento per la bella testimonianza che con il suo carattere esperienziale certamente va a completare il nostro cammino formativo alla luce di Amoris Lætitia.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


15 Dicembre 2017

CRISTIANI SI DIVENTA E NON SI NASCE

Venerdì 15 dicembre ha avuto luogo, a Gaglietole, il terzo incontro formativo dell’unità pastorale S. Cassiano «Generare alla Vita, Generare alla Fede», alla luce di Amoris Lætitia. L’incontro è stato tenuto da mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare di Perugia, sul tema «Cristiani si diventa, non si nasce», un approccio per comprendere come generare alla fede in parrocchia. Il relatore ha iniziato commentando il titolo, sottolineando che, forse, cristiani non siamo mai nati, ma è sempre servito un passaggio sacramentale. Ormai non si diventa più cristiani in maniera automatica come nella società di un tempo, basata sul cosiddetto «catecumenato sociale», cioè un sistema di modi di fare improntato su uno stile di vita cristiano; ciò non significa che si credeva più di oggi, ma che i processi erano mediati dalla società. Questo mondo è finito, tanto che oggi diventa cristiano chi realmente lo vuole, come nella Chiesa delle origini. Il soggetto dell’evangelizzazione è la comunità cristiana che, per giungere alla conversione pastorale, deve considerare tre piste. La prima è il rinnovamento della catechesi; l’idea di fondo è che il processo catechistico interessa tutta la vita, e per questo scopo la Cei ha prodotto ben 8 volumi di catechismo. Non basta una catechesi dottrinale né una catechesi funzionale ai sacramenti, ma un vero e proprio cammino di crescita cristiana. Il secondo aspetto è la riscoperta del catecumenato, un vero e proprio itinerario di fede, come nei primi secoli; esso va concepito principalmente come un percorso a tappe (liturgiche, catechetiche, esperienziali) con attenzione a chi «ritorna» alla comunità cristiana (es. coloro che si sposano o che erano lontani). Il terzo aspetto è quello del primo annuncio per coloro che non conoscono Dio: oggi abbiamo a che fare con persone che non hanno esperienza del sacro, con non-cristiani, con non-battezzati, e la Chiesa deve imparare a fare un primo annuncio: con la formazione, vivendo in modo nuovo le cose di sempre (tradizioni, processioni, ecc.), con iniziative missionarie. L’incontro si è concluso con le interessate domande del pubblico, dove mons. Giulietti ha insistito sulla necessità di uscire dalla logica del «si è sempre fatto così» per essere una Chiesa autentica e missionaria.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


10 Novembre 2017

DIALOGO INTERGENERAZIONALE FATICHE E SPERANZE

Si è svolto venerdì 10 novembre scorso il secondo incontro di formazione “Generare alla vita generare alla fede”, organizzato dall’Unità Pastorale di san Cassiano,  che quest’anno ha scelto di concentrarsi sull’esortazione apostolica “Amoris laetitia”. In particolare l’incontro tenuto dal Professor Ezio Aceti, psicologo dell’età evolutiva  e collaboratore in qualità di esperto con l’Ufficio Nazionale per la Pastorale della Famiglia della CEI, ha preso in considerazione il capitolo 7 dell’Esortazione “Rafforzare l’educazione dei figli”; infatti il relatore  ha analizzato le numerose difficoltà che i genitori incontrano oggi nell’educare i propri figli e quanto sia faticoso un dialogo intergenerazionale. Il Professor Aceti è partito da una accurata riflessione sul mondo contemporaneo e sulle numerose differenze e contraddizioni con il  passato, attribuendo a queste differenze e contraddizioni le cause che portano oggi allo scontro tra genitori–figli e agli errori che molto spesso i genitori compiono nell’approccio educativo. Sebbene oggi i giovani siano sottoposti a stimoli eccessivi che abbassano la loro capacità di concentrazione e di ascolto, sebbene oggi ci sia una incoerenza educativa, e un mondo pieno di pluralismi e caos, tuttavia Dio ama il mondo nel presente. Pertanto non si deve pensare più al passato ma vivere nell’oggi ed essere in grado di comportarsi come Maria che per capire Gesù si è abbassata e si è adeguata al suo sviluppo educativo. Non è vero che i giovani oggi sono inadeguati, è il mondo che è cambiato tanto e troppo in fretta e gli adulti non riescono più a relazionarsi con loro. Bisogna quindi togliere di mezzo la nostalgia e quella rigidità di pensiero che caratterizzava il passato, per agire come il pellicano: uccello che vola in alto, vede i pesci, si abbassa per catturarli, li mastica e solamente dopo averli accuratamente masticati li da in pasto ai suoi piccoli. Così deve fare il genitore affinché i propri figli siano in grado di comprendere il mondo di oggi e i valori che lo regolano, fino a fargli vedere e comprendere i grandi ideali. Il dialogo quindi è sempre possibile e parte dall’ascolto, un ascolto fatto soprattutto con il terzo orecchio, cioè con il cuore, inoltre bisogna prendere atto del pensiero dell’altro e mettere il positivo sempre al centro. Per quanto riguarda poi la trasmissione della fede, in un mondo dove Dio è poco conosciuto, l’adulto sarà vincente solo se sarà in grado di vivere lui stesso un rapporto personale con Gesù e  far conoscere quindi al giovane non un Dio onnipotente ma un Dio onniamante.

Rita Paoli

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


25 Ottobre 2017

MATRIMONIO E FAMIGLIA: LA VISIONE DI GESU’ DI NAZARET

Mercoledì 25 ottobre ha avuto luogo, presso l’oratorio di Collepepe, il primo incontro formativo dell’anno pastorale 2017/18 dell’unità pastorale S. Cassiano. «Generare alla Vita, Generare alla Fede» è il tema degli incontri di quest’anno e sembra quanto mai appropriato alla luce delle indicazioni di Amoris Lætitia (AL) e in preparazione al prossimo sinodo sui giovani. Il primo incontro è stato tenuto da mons. Ermenegildo Manicardi, noto biblista e rettore dell’Almo Collegio Capranica in Roma, sul tema «Matrimonio e Famiglia: la visione di Gesù di Nazaret», un approccio biblico alla luce di AL. Tanto ha fatto discutere il documento a livello intra-ecclesiale, e per questo il relatore ha voluto dimostrare come esso sia particolarmente fondato da un punto di vista scritturistico. L’incontro si è interrogato su cosa pensava Gesù sul tema matrimonio-famiglia, e per questo è stata necessaria una carrellata storica per comprendere il contesto in cui egli viveva. Nella Bibbia ebraica (AT), già dalle prime pagine di Gn emerge il problema uomo-donna; l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio: maschio e femmina sono un essere duale ed insieme e, nella loro interezza, sono immagine di Dio. Si è parlato poi, circa Gn 3, di come uomo e donna si possono influenzare nel male, tanto che Eva si «invaghisce» di un frutto, per dire che il rapporto uomo-donna può essere veramente molto complesso. Emerge una relazione uomo-donna come immagine di Dio e al tempo stesso come di causa di tanti danni. La Bibbia in sostanza mette in risalto una relazione matrimoniale bella e profonda quanto un groviglio di luce e oscurità. La conferenza è passata ad analizzare poi AL alla luce della condizione di bellezza e di peccato umana: la Bibbia è testimone di grandi ideali e al tempo stesso testimone di un vissuto talvolta lontano da Dio. È stato quindi approfondito il significato scritturistico di ripudio, che non era sinonimo di divorzio, e che Gesù non contemplava perché in Palestina non c’era (mentre a Roma sì). Gesù è palesemente contro il ripudio e va contro la cultura ebraica. Il relatore ha poi fatto una carrellata sulla posizione di S. Paolo, per chiudere l’incontro con varie ed interessanti domande da parte del numeroso e interessato pubblico.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


22 Settembre 2017

LA CARITAS INTERPARROCCHIALE A NORCIA

Consuetudine e buon senso induce la Caritas Interparrocchiale dell’U.P. di S. Cassiano Vescovo e Martire, ad iniziare il Nuovo Anno Pastorale con  una giornata conviviale, aperta ad amici e simpatizzanti, che sia un momento di riflessione e possa aiutarci a rinvigorire il nostro impegno ed il nostro scopo. Quest’anno il cielo grigio e ventoso di domenica 17 settembre  non faceva presagire niente di buono, ma anche la natura  ha voluto  darci una mano con una inaspettata splendida giornata di sole. Così la Caritas Interparrocchiale insieme a quella di Ammeto si sono riunite per andare a Norcia non per una curiosità morbosa ma per far sentire ai fratelli nursini la propria vicinanza. Essere vicino al prossimo non vuol dire solo superare quel 70 volte 7 nel perdo che il vangelo di Matteo ci ha posto domenica, ma saper anche rispondere sempre anche alla domanda che Dio Padre rivolge a Caino ed a ognuno di noi: dov’è tuo fratello? L’interrogativo ci è stato rivolto durante la Santa Messa celebrata nella Nuova Chiesa di S. Maria delle Grazie, Centro di Comunità Caritas. Il collegamento fatto fra il perdonare e la vicinanza ha  rafforzato lo scopo di  questo nostro pellegrinaggio. Perciò essere vicino e solidale vuol dire sapere dov’è, e di cosa ha bisogno nostro fratello, anche e soprattutto quando è lontano da noi. Questa giornata è stata programmata proprio per attuare questo farsi prossimo. Per questo breve incontro ci  hanno ringraziato, non solo gli infaticabili Volontari Caritas, che sono stati  per noi delle valide guide, ma anche la gente comune che ha la necessità di non sentirsi abbandonata e dimenticata. Sapere che la piccola ricavata nel Centro di Comunità Caritas, è l’unica in tutta Norcia, ci ha turbato molto, come nel sapere che il numero della popolazione residente si è quasi  dimezzato. Nella Frazione San Pellegrino, la responsabile, ci ha raccontato  la sua personale esperienza di paura e di smarrimento. Le migliaia di scosse che la popolazione ha subito sono state snervanti, ma alla paura è subentrata anche la consapevolezza di essere grati perché ancora vivi e riconoscenti della grande e generosa solidarietà che  singoli e associazioni hanno versato in volontariato, in mezzi e in denaro.

Anna Elena Franzoni

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


07 Luglio 2017

IL CORO CANTATE DOMINO A SANTA MARIA MAGGIORE A ROMA

Nelle parrocchie di Collazzone, Collepepe e Gaglietole ormai da un paio d’anni prosegue, a grandi passi, l’attività del coro Interparrocchiale «Cantate Domino», quale sostegno e compimento dell’azione pastorale intrapresa dai parroci don Andrea Rossi e don Lorenzo Romagna (direttore-fondatore del coro). L’impegno profuso in questi anni, con l’approfondimento del canto gregoriano e della sacra polifonia, ha trovato espressione e compimento domenica 02 luglio a Roma, dove il coro ha potuto animare la santa Messa Capitolare della Basilica Papale di Santa Maria Maggiore. Un’esperienza unica nel suo genere, perché ha visto interessati unitamente la Venerabile Cappella Liberiana (coro virile che anima la vita della Basilica) e il nostro coro che si è aggiunto alla cappella papale particolarmente con l’apporto delle voci femminili. Si è così vissuta la solenne liturgia basilicale, con un coro di professionisti, toccando alte vette di spiritualità e arte, sotto la guida di un grande musicista della levatura del M° mons. Valentino Miserachs. Nei mesi scorsi, lo stesso maestro Miserachs, e il vice-maestro Maurizio Scarfò hanno avuto modo di venire di persona nelle nostre parrocchie per preparare adeguatamente l’evento. Grande è stata per i coristi la trepidazione e l’emozione che ha fatto vibrare le note nella Basilica Liberiana, culminata nell’inno a Maria Salus Populi Romani che, con il tradizionale e fragoroso applauso, ha fatto corona all’esperienza. Il coro e le nostre parrocchie sono stati ringraziati al termine della celebrazione dal cerimoniere mons. Adriano Paccanelli, che ha poi guidato il gruppo con i numerosi amici e simpatizzanti nella visita alla Basilica. La giornata è proseguita con il pranzo e la visita alle scuderie del Quirinale con le opere dal Caravaggio al Bernini. Al coro, che rappresenta ormai un ‘motore’ nella vita delle comunità, va un particolare plauso, unitamente alle persone che con generosità e stima lo sostengono. L’auspicio è che questa nostra attività possa sempre più crescere a gloria di Dio e ad edificazione dei fratelli (SC 10).

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


30 Maggio 2017

LA GIOIA DEL VANGELO: PROSPETTIVE PER LA CHIESA DIOCESANA

Martedì 30 maggio ha avuto luogo a Collepepe, il nono incontro formativo delle unità pastorali di s. Cassiano e s. Sabino, tenuto dal nostro vescovo mons. Benedetto Tuzia. Al termine di un percorso che ha analizzato i principali documenti del concilio Vaticano II, riletti alla luce di Evangelii Gaudium (EG) di papa Francesco, l’incontro ha voluto offrire alcune riflessioni-prospettive per la vita della Chiesa diocesana. Il vescovo ha anzitutto sottolineato l’importanza della formazione, quale grande deficit nella vita della Chiesa, ma come esigenza per cogliere le istanze dell’oggi, per acquisire uno stile sinodale, per ridare un volto vivo alle comunità, sempre più chiamate ad adattarsi e camminare insieme. EG si pone come un documento molto concreto ma anche molto da approfondire per recepire la ricchezza del concilio, per assimilarla e per trasmettere la fede. Un altro aspetto evidenziato è quello della gioia quale inizio e fondamento della pasqua; i segni delle ferite rimangono nel risorto, ma portano alla guarigione: il rischio invece del nostro mondo è di aggiungere ferite ad altre ferite. I cristiani devono riscoprire la fede nella risurrezione, i sacerdoti devono fare dell’omelia l’annuncio della risurrezione, i funerali sono chiamati ad essere luogo privilegiato di annuncio di risurrezione. Un altro aspetto correlato è quello dell’entusiasmo missionario: la domanda è se come cristiani riusciamo a far passare il testimone ai nostri giovani. È il problema di una generazione sterile, che non sa generare la fede, che non sa passare il testimone; ecco quindi che il cristiano è particolarmente chiamato a riscoprire la passione per la fede. Citando EG il vescovo ha sottolineato come la più grande minaccia che si vive è il grigio pragmatismo della vita quotidiana, che porta a una cronica scontentezza e stanchezza. È pertanto necessario porsi la domanda: dove siamo diretti? A partire da questa occorre individuare le necessarie forme di purificazione per rivedere certe forme, tradizioni, consuetudini, che ci fanno stare a posto, ma non bastano più, rischiano di rimanere sterili. L’incontro si è concluso con varie domande da parte del numeroso pubblico, con un particolare interesse al problema della trasmissione della fede alle nuove generazioni.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


17 Maggio 2017

LA CHIESA E L’ANNUNCIO DEL VANGELO

Gli incontri di formazione “Il Cammino della Chiesa nella gioia del Vangelo”, organizzati dalle unità pastorali di san Cassiano e san Sabino, sono arrivati all’ottavo incontro che si è tenuto mercoledì 17 maggio a Collazzone. Tema della serata “La Chiesa e l’annuncio del Vangelo”, relatore Monsignor Gualtiero Sigismondi che ha fornito una lettura attenta e obiettiva della situazione della Chiesa oggi e di come la stessa  si dovrebbe porre di fronte all’evangelizzazione. In primo luogo la Chiesa è lo strumento essenziale per arrivare a Cristo: “La passione per Cristo sarebbe un vago affetto se non si esplica nell’amore per la Chiesa”, ha esordito Monsignor Sigismondi;  perché Cristo non è “un fai da te” e la relazione con Lui non è soggettiva ma è sempre realtà ecclesiale. La Chiesa esiste per annunciare l’alleluia pasquale e proprio per questo deve essere capace di aprirsi a esplorare frontiere e  discernere i mezzi pastorali più adeguati. Come uno sposo innamorato della sua sposa il Vescovo Sigismondi sa anche analizzare con oggettività le “rughe” che ne minano la bellezza  e con una serie di immagini molto efficaci ha fornito un’analisi attenta di quello che è oggi la Chiesa.  La Chiesa rischia di diventare un formicaio dove ognuno va per la sua direzione, un condominio dove chi sta dentro si guarda da lontano , un’ officina che offre servizi di manutenzione ordinaria, un recinto dove ci si sente protetti.  Ecco allora che la Chiesa per evangelizzare deve cercare l’unità , deve essere come uno sciame e muoversi nella stessa direzione, deve tenere lontano l’individualismo. L’evangelizzatore, infatti, ha l’indice puntato verso il Signore non verso se stesso; inoltre nessuno può dirsi evangelizzatore se non riconosce che solo se sa consumare le ginocchia, quindi solo se  prega, consumerà anche i sandali.  La chiesa deve avere porte e finestre aperte per accogliere ma anche per uscire perché non si deve rimanere legati al proprio campanile: la Chiesa è nata in uscita il venerdì santo quando dal corpo di Cristo sono sgorgati sangue ed acqua simboli del sacramento del Battesimo e dell’Eucarestia.  La chiesa deve essere fatta di pastori che sanno stare in mezzo al gregge ma anche in fondo, ma soprattutto la chiesa deve avere memoria del futuro perché il suo domani abita nelle sue origini.

Rita Paoli

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


05 Maggio 2017

LA BELLEZZA E LA FATICA DI ESSERE AC

Assemblea nazionale di un’Azione Cattolica che quest’anno celebra i 150 anni di vita. Ha il suo sguardo fisso sul futuro annunciato dal brano biblico del libro dell’Apocalisse: “Fare nuove tutte le cose”, rafforzato da un simil-ossimoro: “Radicati nel futuro”, riaffermando la garanzia di poggiare su basi solide: Custodi dell’essenziale. Un titolo che esprime un progetto che sa di profezia. Parola impegnativa che porta con sé l’eco biblico del vento leggero dello Spirito.

È la parola sintesi, secondo me, del dialogo a più voci che domenica, in piazza San Pietro ha risuonato nei discorsi del Vescovo Assistente Generale Gualtiero Sigismondi, del Presidente Matteo Truffelli, sui quali il Papa ha “rilanciato”, ponendo una vera ipoteca pastorale sull’impegno dell’AC. Con l’Azione Cattolica questo si può fare: ipotecare il futuro impegno pastorale indicando il contenuto dell’azione declinandolo anche in alcune specificità. Si può fare per la mutua interiorità e la sintonia che sussiste tra la Chiesa e l’AC, che si lascia plasmare dall’oggi profetico dello Spirito che parla alle Chiese.

Il Papa, qualche giorno prima, alla Federazione Internazionale di Azione Cattolica (FIAC) in modo sorprendente ai più e soprattutto a chi ha sempre visto nell’AC un metodo organizzativo, una forma di pastorale, una indifferente opzione, o peggio una bella esperienza ormai relegata nel passato (opinione anche di diversi pastori) ribadiva che: “Il carisma dell’AC è il carisma stesso della Chiesa incarnata profondamente nell’oggi e nel qui di ogni Chiesa diocesana che cerca nuovi cammini di evangelizzazione e di missione a partire dalle diverse realtà parrocchiali”. Qualche passo dopo utilizzava nuovamente il termine carisma per l’AC, definendolo nel contenuto di “portare avanti la pastorale della Chiesa”. Questo stretto legame non è un vago affetto ma incarnato nelle realtà locali: storie, luoghi, volti e nomi. Il Papa rafforza tale vincolo nel suo discorso di domenica “costringendo” e nello stesso tempo riaffermando l’impegno dell’AC nelle diocesi e nelle parrocchie: “anche oggi siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi attorno ai Vescovi – sempre -, e nelle parrocchie – sempre -”. Poi il Papa prosegue con una forte affermazione: “tutto il Popolo di Dio gode i frutti di questa vostra dedizione, vissuta in armonia tra Chiesa universale e Chiesa particolare”.

Un “sempre” che per l’AC si declina con un “da sempre” e “per sempre”, un vero patto nuziale, indissolubile, unico, fedele e fecondo con la Chiesa, con la sua Chiesa locale, che è la Sposa di Cristo. Quante generazione di Santi nella storia feconda di questo legame, anche quando esso è stato a senso unico, quando all’AC viene chiesto di non essere se stessa ed essa continua ad amare ed a operare per il bene della Chiesa. Per l’Ac la Chiesa è madre anche quando qualche “padre” non la comprende e si “emoziona” per qualche “effervescente fanciulla”. Dell’AC ci si può fidare perché non rivendica spazi, inizia processi perché diventino patrimonio di tutti.

A me è sembrato che il Papa abbia voluto declinare il termine Nuova Evangelizzazione con una specificità per l’AC, i luoghi ordinari, là dove la gente vive abitualmente, “restate là dove la gente sta, dove i problemi attanagliano la vita delle persone, per essere seminatori di speranza”. È un grande compito, non da vetrina, ma bello perché è nella storia dell’AC e nel suo futuro. Ce n’è per riflettere: per le pecorelle e per i pastori. Auguri Azione Cattolica.

don Andrea Rossi, assistente ecclesiatico regionale AC

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


19 Aprile 2017

LA CHIESA NEL MONDO CONTEMPORANEO

Mercoledì 19 aprile ha avuto luogo a Pantalla, il settimo incontro formativo annuale delle unità pastorali di s. Cassiano e s. Sabino, tenuto da don Andrea Rossi, sul tema «La Chiesa nel mondo contemporaneo», una rilettura del documento conciliare «Gaudium et Spes» (GS). Dopo un excursus storico dell’evento conciliare, che ha voluto sottolineare particolarmente le date più significative dell’assise, il relatore ha voluto sottolineare il profondo nesso che unisce il discorso inaugurale di Giovanni XXIII «Gaudet Mater Ecclesia» con l’ultimo documento conciliare, che è appunto GS: un legame che costituisce anche una inclusione sul tema della gioia e che denota il nuovo approccio della Chiesa, ripreso a piene mani in Evangelii Nuntiandi di Paolo VI e, non da ultimo, in Evangelii Gaudium di papa Francesco. Un altro aspetto evidenziato è il respiro universale dettato dal concilio in generale, e da GS in particolare, nel suo apporto pastorale che mira a comprendere meglio il Depositum Fidei nel nostro tempo. Del resto, occorre sottolineare che il concilio ha affrontato tutti i temi della fede, in virtù anche dei vari movimenti che, talvolta come «fiumi sotterranei» hanno preparato questo evento ecclesiale. GS va compreso non come documento «contro» il mondo, non come documento «a latere», ma come contributo del cristianesimo «nel» mondo, con particolare attenzione all’uomo e alla vocazione inscritta nel suo essere: l’uomo senza il Signore perde la sua identità. L’accusa che talvolta viene avanzata su GS è quella di essere un documento un po’ datato, fermo alle circostanze storiche in cui è stato scritto. Con questa consapevolezza il relatore ha spiegato che GS consta essenzialmente di due parti, che rappresentano un tutto unitario; nella prima parte la Chiesa sviluppa la dottrina sull’uomo e sul mondo nel quale l’uomo è inserito; nella seconda si considera più da vicino i diversi aspetti della vita odierna e dell’umana società, in particolare le questioni e i problemi che ai nostri tempi sembrano più urgenti in questo campo. Questa seconda parte è quindi composta da elementi non immutabili ma anche contingenti: la sua interpretazione deve tenere conto di queste mutevoli circostanze con le quali sono connessi per loro natura, gli argomenti trattati.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


24 Marzo 2017

I LAICI E L’EVANGELIZZAZIONE

Venerdì 24 marzo ha avuto luogo ad Ammeto, il sesto incontro formativo annuale delle unità pastorali di s. Cassiano e s. Sabino, tenuto dal prof. Luca Diotallevi, sociologo e docente all’università Roma Tre, sul tema «I laici e l’evangelizzazione». Sviluppata su cinque punti, la relazione ha analizzato anzitutto «Cos’è l’evangelizzazione», cogliendo l’importanza della «buona notizia» che cambia la vita dell’uomo; in termini di dottrina, evangelizzare significa portare un insegnamento-educazione; in termini di regime, evangelizzare significa conquistare (es. un pezzo di società chiamata a seguire determinate regole); intesa come «amuleto», l’evangelizzazione diventa un qualcosa che dona benessere fisico e che toglie l’ansia. La relazione è proseguita cercando di capire «Cos’è il vangelo» dove, prendendo le mosse dal biblista Meier, si è colto l’aspetto più originale di Gesù nell’annuncio del Regno, che lo distingue dall’ebraismo. Il cristiano è chiamato a far venire il Regno di Cristo in terra, a partire dalle piccole cose di tutti i giorni, nella dinamica dell’amore: il cristianesimo non è quindi un semplice umanesimo, ma più, perché gli uomini sono realmente chiamati ad «essere dèi». Nel terzo punto ci si è chiesti «Chi è che fa il Regno», cogliendo l’opera di Dio nel nostro mondo, nella nostra vita. Il Regno non nasce dall’apparenza e dall’attrazione ma da Cristo che ci sta davanti e ci precede. Ancora, ci si è chiesti «Dove avviene l’evento del Regno», cogliendone il luogo privilegiato nella storia umana: non tanto nel «tempio» quanto piuttosto nel «tempo», nella storia di ogni uomo, chiamato sull’esempio di Maria ad accogliere il Regno che irrompe nella nostra vita (si pensi all’Annunciazione del Signore). Infine si è cercato di capire «Cosa significa evangelizzare»; anzitutto il fedele laico è chiamato a cogliere gli eventi, cosa il Signore ha fatto per te e con te; la figura del prete serve, in quest’ottica, a far custodire la santità che abbiamo ricevuto: la seminagione è già avvenuta nel nostro cuore, siamo chiamati ad averne cura, a gustare la presenza di Dio, a seguirlo nella nostra storia. L’incontro si è concluso con varie domande al relatore, suscitando particolare interesse ed offrendo molti spunti di analisi della situazione attuale della Chiesa.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


15 Febbraio 2017

EXCURSUS: IL DISCERNIMENTO NELLA VITA DELLA CHIESA

Mercoledì 15 febbraio ha avuto luogo, presso l’oratorio san Pancrazio di Collepepe, il quinto appuntamento formativo dell’anno pastorale, tenuto da p. Emilio Gonzalez Magana SJ, docente presso la Pontificia Università Gregoriana in Roma, sul tema «Il Discernimento nella vita della Chiesa»: un excursus all’interno del cammino di rilettura del Concilio Vaticano II e di Evangelii Gaudium, volto a comprendere meglio la Chiesa nel mondo contemporaneo. Il relatore ha individuato in S. Paolo il primo maestro di discernimento, per passare a Giovanni Cassiano e Bonaventura da Bagnoregio. Fondamentale è il contributo del XVI secolo con maestri come S. Teresa di Gesù, S. Giovanni della Croce e, soprattutto, S. Ignazio di Loyola. La domanda fondamentale del discernimento è: chi è (o qual è) il centro della mia vita? L’uomo può seguire Dio, ma c’è sempre il rischio di abbandonarsi ad altri dèi (potere, prestigio, fama, soldi…). Per questo il discernimento è impegnativo, soprattutto in una società liquida come la nostra, dove non ci sono valori. Ancora, il discernimento serve per essere congruenti con la nostra fede, alla luce della Parola di Dio che parla a me, qui e ora. Discernere gli spiriti significa cogliere quali sono le mozioni che vengono da Dio, dal Male, dalla mia psicologia, nella consapevolezza che la vita cristiana è una lotta escatologica, un combattimento permanente. Questa lotta richiede attenzione: il male si maschera, non si può ignorare. Il presupposto teologico del discernimento è che Dio ha un piano specifico per ciascun uomo, egli è l’unico fondamento della vita. Il presupposto antropologico è che l’uomo ha bisogno di Dio, ma ha anche tante affezioni disordinate. Il relatore si è interrogato anche sul «come» discernere; è importante fare memoria (della propria vita, inclinazioni, esperienze), viene poi il tempo dell’intelletto (riflessione della vita alla luce del rapporto con Dio) e infine il momento della scelta (dove occorre agire e convertirsi a Dio). L’incontro, che ha destato molto interesse nel pubblico, è terminato con varie domande poste al relatore, con l’auspicio che il tema possa essere ulteriormente approfondito in futuro.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


18 Gennaio 2017

L’INDOLE MISSIONARIA DELLA CHIESA: PER UNA RILETTURA DI AD GENTES ED EVANGELII NUNTIANDI

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Continuano, nelle Unità pastorali di san Cassiano e san Sabino, gli incontri di formazione mensili “Il Cammino della chiesa nella gioia del Vangelo”. Il 18 gennaio a Gaglietole padre Guglielmo Spirito OFM. Conv. ha affrontato il tema “L’indole missionaria della chiesa”, partendo dal pontificato di papa Francesco e dal suo modo di intendere l’evangelizzazione; perché padre Guglielmo oltre che essere Dottore in teologia spirituale e Vicepreside dell’Istituto Teologico di Assisi è, come papa Bergoglio, italo–argentino e conoscente del papa dai tempi in cui il Cardinal Bergoglio era Arcivescovo di Buenos Aires. Proprio alla luce di questa conoscenza e soprattutto della realtà in cui il Metropolita si è trovato ad operare, padre Guglielmo ha fornito una lettura dell’Evangelii Gaudium, testo pensato con parametri urbani quali sono quelli della Buenos Aires del Cardinal Bergoglio, dove parlare di evangelizzazione non è poi così scontato.  Lo stile “sconcertante” che si ritrova nell’Evangelii Gaudium è quello che ha caratterizzato il pontificato di papa Francesco fin dagli inizi:  il suo modo di comunicare ha creato un ponte anche con persone lontane da Dio e in pochi anni sono mutate tante cose, sono cadute tante sovrastrutture. Papa Francesco incarna “l’umanità che racconta una buona notizia”, ma chiede anche a noi di fare lo stesso, infatti non ci lascia in pace, non ci permette di stare comodi nella nostra mediocrità, ci chiede di uscire dalla propria comodità per raggiungere le periferie dove i punti di aggancio tradizionali spariscono. Ma come si fa a portare la gioia del Vangelo se non si è incontrato Dio? Perché per evangelizzare si deve essere consapevoli di essere figli di Dio e di essere mortali destinati alla vita e non viventi destinati alla morte, ma se la vita è sovrabbondante, e se veramente c’è stato questo incontro e ci si rapporta con Lui, si può anche trasmettere agli altri questo annuncio.

Rita Paoli

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


14 Dicembre 2016

PAROLA DI DIO ED EVANGELIZZAZIONE: PER UNA RILETTURA DI DEI VERBUM

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Mercoledì 14 dicembre ha avuto luogo, presso l’oratorio san Pancrazio di Collepepe, il terzo appuntamento formativo dell’anno pastorale, tenuto da don Danilo Innocenzi, sul tema «Parola di Dio ed evangelizzazione»: un approfondimento e rilettura della costituzione dogmatica «Dei Verbum», del Concilio Vaticano II.

Don Danilo ha approfondito la necessità per il cristiano di udire e di trasmettere la Parola di Dio: è il compito specifico dei profeti, da non considerarsi dei «padreterni», quanto piuttosto delle persone che parlano a nome di Dio. La Chiesa invita i suoi figli, attraverso la sacra Scrittura, a diventare e ad ascoltare gli autentici testimoni (cfr. Evangelii Gaudium, n. 150). In questo senso il vangelo ha la funzione di interrogare, commuovere, affascinare l’uomo, che si lascia guidare dallo Spirito Santo. Parlando di Dei Verbum, si è sottolineato il suo aspetto dogmatico, ad indicare che la Parola di Dio ha un ruolo preminente all’interno della vita della Chiesa e, anzi, se essa viene meno, viene meno anche l’essere della Chiesa. Da qui l’importanza di riscoprire la necessità della lettura-ascolto della Scrittura.

Tra i punti cardine, affrontati nel corso della serata, emerge in particolare la Natura della Rivelazione, riscoprendo nell’ascolto della Parola, un Dio che parla all’uomo come ad un amico, dinamica manifestatasi in Cristo, mediatore e pienezza della Rivelazione. Cristo anzi è la pienezza della Rivelazione, col fatto che con la redenzione e l’invio dello Spirito Santo, compie e completa la Rivelazione, corroborandola con la testimonianza divina. Altro tema, molto sentito anche tra il pubblico, è stato il rapporto tra la Scrittura e la Tradizione, quali Fonti della Rivelazione. Circa la Tradizione – strettamente congiunta con la Scrittura – si è accentuato il legame della Chiesa con ciò che fu trasmesso dagli apostoli perpetuando e trasmettendo alle generazioni ciò che essa è e ciò che essa crede, con l’assistenza dello Spirito Santo.

L’incontro è terminato con l’auspicio di tornare a una venerazione delle Scritture, quale vero e proprio colloquio d’amore con Dio, da farsi in religioso silenzio, imparando la virtù di «ascoltare».

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


16 Novembre 2016

LA CHIESA EVANGELIZZA CON LA BELLEZZA DELLA LITURGIA: PER UNA RILETTURA DI SACROSANCTUM CONCILIUM

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Si è svolto a Collazzone il secondo incontro di formazione teologica, biblica e pastorale: Il cammino della chiesa nella gioia del Vangelo, organizzato all’interno delle Unità pastorali di San Cassiano e San Sabino.

L’incontro tenuto da don Lorenzo Romagna ha affrontato il tema della Liturgia, mezzo che la Chiesa offre ai fedeli per avvicinarsi a Dio. Il relatore ha fornito una chiave di lettura della Costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium, considerata uno spartiacque e un punto di ripartenza per la vita della chiesa. La Costituzione, punto focale del Concilio Vaticano II,  ha infatti trattato sia temi dogmatici che dottrinali e ha affrontato la Liturgia sotto una veste teologica.

Per comprendere, però, i principi contenuti in questo importante documento non si può prescindere da un excursus storico che parte dal Concilio di Trento, passa per il Sinodo Giansenista di Pistoia del 1786,  al Movimento Liturgico fondato dall’abate Prosper Gueranger,  fino alla importante riforma di san Pio X  che anticipa alcuni temi trattati nella Costituzione conciliare.

Nel Dicembre del 1963 venne promulgata la Sacrosanctum Concilium, considerata da padre Pelagio Visentin, un protagonista della riforma liturgica, “Vera e propria sintesi spirituale”. Nella Costituzione si afferma che Cristo è presente nella azioni liturgiche che diventano pertanto “azioni sacre per eccellenza”; la liturgia deve spingere i fedeli alla santificazione e la Chiesa deve preoccuparsi che gli stessi “non assistano come estranei o muti spettatori ma partecipino all’azione sacra consapevolmente, pienamente e attivamente”, poiché nella liturgia terrestre si pregusta la liturgia celeste. I riti, quindi, “splendano per nobile semplicità e […] siano adattati alla capacità di comprensione dei fedeli”. Non, tuttavia, una rottura con il passato, come ammoniva Paolo VI al quale toccò l’arduo compito di declinare i principi emersi nel documento conciliare, nova et vetera devono congiungersi in armonia in modo che la lex orandi non contraddica la lex credendi. Tali principi sono stati accolti a piene mani nei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Papa Francesco tocca in parte la questione liturgica in Evangelii Gaudium dove, in linea con Sacrosanctum Concilium addita la liturgia come forma di evangelizzazione: l’aspetto liturgico non può vivere di stereotipi ma si deve mettere anch’esso in cammino.

Rita Paoli

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


26 Ottobre 2016

INIZIO DEGLI INCONTRI DI FORMAZIONE CON MONS. PAOLO GIULIETTI

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Mercoledì 26 ottobre ha avuto luogo, presso l’oratorio di Ammeto, il primo di una serie di appuntamenti formativi per l’anno pastorale 2016/17. L’incontro – che desiderava dare il «la» a tutto il percorso – è stato tenuto da mons. Paolo Giulietti, vescovo ausiliare di Perugia, sul tema «La gioia del vangelo»: un approfondimento dell’esortazione apostolica Evangelii Gaudium del santo padre Francesco. L’intento principale dei sacerdoti organizzatori è quello di esaminare i documenti principali del Concilio Vaticano II – talvolta non pienamente conosciuti dagli stessi cristiani praticanti – cercando però delle chiavi di lettura per comprenderli nell’oggi; è parso perciò conveniente iniziare il percorso con un documento di attualità ecclesiale, che aiuti a comprendere la volontà di Dio alla luce della Scrittura e dell’immutata Dottrina della Chiesa, per rendere il vangelo vivo, attuale, comprensibile.

Considerando la necessità di una nuova evangelizzazione, mons. Giulietti ha individuato tre vie da percorrere: una pastorale rivolta ai praticanti, una proposta di conversione per i ‘battezzati’ che non vivono pienamente il battesimo, un primo annuncio a coloro che non conoscono Cristo. Egli ha cercato di dare una lettura del documento pontificio calata sul territorio, per cercare di operare una Conversione Missionaria della nostra Chiesa, talvolta assopita in prassi-mentalità-abitudini che impediscono l’incontro vero con Cristo. Per giungere a questo è necessario il Discernimento della volontà di Dio, che aiuti a porsi interrogativi sul proprio cammino cristiano, e che sfoci in un annuncio-testimonianza di vita.

Guidati da questa necessità di approfondimento e discernimento, nei prossimi incontri si prenderanno in considerazione vari aspetti della vita della Chiesa: la Liturgia, la Parola di Dio, l’Ecclesiologia (la Chiesa nel mondo contemporaneo, la sua indole missionaria, il ruolo dei laici), con un particolare Excursus per comprendere il valore del ‘discernimento’ nella vita cristiana. Gli incontri formativi (disseminati nelle parrocchie, secondo il calendario) vedono interessate in primis le unità pastorali di san Cassiano e san Sabino, ma sono aperti a tutte le persone di buona volontà che desiderano fare un percorso di approfondimento della fede.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce”]


29 Luglio 2016

MENSA, ARA, CROCE: LA CONSACRAZIONE DEL NUOVO ALTARE  NELLA PARROCCHIA DI GAGLIETOLE

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Particolare del rito di aspersione del popolo e dell'altare

Grandi festeggiamenti domenica 24 luglio a Gaglietole per la dedicazione dell’altare e la benedizione del tabernacolo magistralmente risistemati dalla restauratrice Rosella Brunetti. La celebrazione, alla presenza del vescovo Benedetto Tuzia e animata dal coro interparrocchiale di Collazzone, Collepepe, Gaglietole diretto dal maestro don Lorenzo Romagna, è stata inserita nell’ambito della settimana di festeggiamenti per il santo patrono Cristoforo martire in Licia durante il regno dell’imperatore Decio (249-251). Una liturgia da guardare con gli occhi, come ha sottolineato il Vescovo, in effetti tanti sono stati i gesti compiuti durante la celebrazione che hanno aiutato i fedeli a partecipare in maniera appropriata e degna: si è iniziato con la deposizione delle reliquie sotto l’altare, per passare poi alla suggestiva preghiera di dedicazione, all’unzione dell’altare col sacro Crisma, l’incensazione e infine la copertura e l’illuminazione. La consacrazione di un altare è un momento importante nella vita di una comunità e della Chiesa in quanto è segno di Gesù, lo rappresenta, sull’altare Cristo si fa vittima e dall’altare parte la salvezza dell’umanità. Tutti noi, ha sottolineato monsignor Tuzia dovremmo diventare tabernacolo e altare: custodire Dio che si fa dono ma essere in grado anche di diventare dono. Accanto al Vescovo don Andrea Rossi parroco di Gaglietole, Collazzone e Collepepe che salutando il vescovo ha sottolineato come i luoghi liturgici e le stesse liturgie devono avere una loro dignità perché ci abituano alla liturgia del Cielo quindi le opere d’arte non sono state realizzate per essere conservate nei musei ma per aiutarci a pregare; in effetti di opere d’arte si tratta poiché sia il tabernacolo che l’altare sono databili al XVIII secolo e vanno a sostituire un tabernacolo in metallo sbalzato e un altare in cristallo con supporto in ferro collocati nella chiesa negli anni ottanta dello scorso secolo. I due manufatti restaurati sono in sintonia con lo stile della chiesa che subì un profondo rinnovamento nella prima metà del Seicento e che venne arricchita di suppellettili anche nel secolo successivo: in effetti il tabernacolo di bottega umbra che denota nella struttura influenze dell’area romana, è stato ritrovato nella soffitta della chiesa lasciato all’incuria del tempo; l’altare invece, anch’esso dismesso da tempo, proviene dal Duomo di Todi, relegato in una zona marginale della Cattedrale. Per il restauro del tabernacolo è stato necessario il  consolidamento, la ricostruzione di alcune parti mancanti, oltre al ripristino della patina pittorica originale, mentre l’altare è stato ripulito, consolidato, vi è stata ripristinata la meccatura e riportato alla patina pittorica originale.

Rita Paoli

[per gentile concessione del settimanale “La Voce” del 29/07/2016]


29 Luglio 2016

IN CAMMINO NELL’OTTICA DELLA SANTITA’

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Particolare della firma del verbale prima della deposizione delle reliquie sotto l'altare

La comunità parrocchiale di Gaglietole quest’anno ha vissuto in maniera speciale le feste patronali della Madonna del Carmine e di san Cristoforo, culminate mirabilmente con la dedicazione del nuovo altare e del tabernacolo restaurato, domenica 24 luglio, alla presenza del vescovo Benedetto Tuzia. Questo è stato il punto di arrivo di una serie di appuntamenti per la comunità, che ha visto spesso la partecipazione delle vicine Collazzone e Collepepe, con le quali da un paio d’anni (sotto la guida di don Andrea Rossi e don Lorenzo Romagna) si sta vivendo un cammino pastorale comune; in quest’ottica unitaria una cura particolare viene data alle feste dei patroni, quale attenzione alle singole comunità, ed esaltazione della santità come vocazione di ogni battezzato. Oltre alle celebrazioni liturgiche (processione della Madonna, triduo a san Cristoforo, dedicazione dell’altare e, domenica prossima 31 luglio, la processione con benedizione dei mezzi agricoli ed automobili), si sono vissuti anche dei momenti culturali.

Il primo incontro, domenica 17 luglio, ha visto impegnato don Alessandro Fortunati nella conferenza «”Il santo brutto”, Iconografia e Culto di san Cristoforo». Un particolare accento è stato dato alla tradizione orientale, che voleva la figura di Cristoforo come un omone dall’aspetto animalesco il quale, entrato nell’esercito imperiale, si convertì al cristianesimo; scoperto, fu sottoposto a vari supplizi, tra cui il tentativo di corruzione da parte di due donne, che convertì, prima di essere martirizzato; l’aspetto di quest’uomo «dalla testa di cane» ha suggerito la sua raffigurazione con fattezze di cinocefalo, inducendo alcuni critici a vedere l’influsso di elementi egiziani (concordanze col dio Anubi). Quanto alla tradizione occidentale (Legenda Aurea di Jacopo da Varagine), si è colto il legame con l’etimologia del nome Cristoforo come «colui che porta Cristo»: quale traghettatore avrebbe trasportato di là del fiume un bambino particolarmente pesante – Cristo – che gli avrebbe confessato di aver portato il peso del mondo intero. L’incontro si è poi concluso analizzando la diffusione del culto di san Cristoforo nel territorio della ex diocesi di Todi.

Il secondo incontro, il 20 luglio, ha visto impegnato don Lorenzo Romagna su «Storia, Teologia e Liturgia della Dedicazione della chiesa e dell’altare». Prendendo le mosse dalla cultura ebraica si è analizzata la prassi del santuario e del tempio con particolare attenzione al concetto di sacrificio, che ha trovato senso e compimento nella croce di Cristo. Da questo si è passati alla concezione cristiana, in relazione ai concetti di Mensa, Ara e Croce, che ci portano a vedere nell’altare Cristo stesso. Si è analizzato poi l’evoluzione del rito nella storia – tanto da divenire il rito più fastoso della liturgia occidentale – fino alla riforma del Concilio Vaticano II. Si è passati infine alla simbologia dell’altare, in relazione alle sue particolari «insegne»: la tovaglia (segno della mensa), la croce (segno del sacrificio), i candelieri (richiamo alla presenza reale). L’incontro si è concluso con la visione delle slide su alcuni particolari circa le reliquie da deporre sotto l’altare, e sui lavori svolti.

don Lorenzo Romagna

[per gentile concessione del settimanale “La Voce” del 29/07/2016]


Articolo apparso su “La Voce” del 29 luglio 2016

GAGLIETOLE: IL NUOVO ALTARE E IL TABERNACOLO

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Nuovo altare Gaglietole e tabernacolo

Particolare del nuovo altare e del tabernacolo restaurato

28 Luglio 2016

SVOLGIMENTO DEL RITO DELLA DEDICAZIONE DELL’ALTARE

A seguito della dedicazione dell’altare a Gaglietole (domenica 24 luglio 2016) riproponiamo brevemente le varie fasi di svolgimento del rito.

Immagine dedicazioneIl rito romano, a seguito della Riforma Liturgica del Concilio Vaticano II, ha voluto restituire all’eucaristia il posto principale nella dedicazione dell’altare, l’unico, in realtà, necessario secondo la tradizione. I riti di unzione, di offerta dell’incenso e dell’illuminazione sono stati pertanto inseriti tra la liturgia della Parola e quella dell’Eucaristia, restituendo significato ai simboli dell’acqua, dell’olio profumato, dell’incenso, della luce.

La dedicazione di una chiesa richiede la partecipazione della comunità cristiana, ed è presieduta dal vescovo con i sacerdoti che hanno la cura pastorale della comunità. La celebrazione inizia con la processione che parte dall’esterno con la traslazione delle reliquie, quindi segue la benedizione dell’acqua con cui si asterge il popolo e l’altare, quindi il canto del Gloria che conclude i riti iniziali con la colletta. Segue la Liturgia della Parola come al solito. Dopo l’omelia e il credo si cantano le litanie dei santi, si depongono le reliquie. Quindi la preghiera di dedicazione e l’unzione; poi il rito di incensazione. Quindi si addobba l’altare, si accendono le candele e l’illuminazione. Segue la liturgia eucaristica come al solito. Il rituale prevede, inoltre che. dopo la comunione, si inauguri la cappella (o il luogo) dove verrà conservata l’eucaristia, portandovi la sacra Riserva con una processione uguale a quella del Giovedì santo.


6-8 Agosto 2015

IL MARTIRIO – LA DIACONIA DELLE MENSE – LA DIACONIA AL CORPO DI CRISTO

triduo_san_lorenzoCiclo di omelie tenute dal rev. don Marco Antonio Napolitano, biblista della diocesi di Nola, durante il triduo in preparazione alla solennità di san Lorenzo (6-8 Agosto 2015).

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