SANTI E PATRONI DI COLLAZZONE

SAN LORENZO (Patrono)

san_lorenzo_collazzoneFin dai primi secoli del cristianesimo, Lorenzo viene generalmente raffigurato come un giovane diacono rivestito della dalmatica, con il ricorrente attributo della graticola o, in tempi più recenti, della borsa del tesoro della Chiesa romana da lui distribuito, secondo i testi agiografici, ai poveri. Gli agiografi sono concordi nel riconoscere in Lorenzo il titolare della necropoli della via Tiburtina a Roma. È certo che Lorenzo è morto per Cristo probabilmente sotto l’imperatore Valeriano, ma non è così certo il supplizio della graticola su cui sarebbe stato steso e bruciato. Il suo corpo è sepolto nella cripta della confessione di san Lorenzo insieme ai santi Stefano e Giustino. I resti furono rinvenuti nel corso dei restauri operati da papa Pelagio II. Numerose sono le chiese in Roma a lui dedicate, tra le tante è da annoverarsi quella di San Lorenzo in Palatio, ovvero l’oratorio privato del Papa nel Patriarchio lateranense, dove, fra le reliquie custodite, vi era il capo.

Poco si sa della vita di Lorenzo. Le antiche fonti lo indicano come arcidiacono di papa Sisto II, cioè il primo dei sette diaconi allora al servizio della Chiesa romana. Assiste il papa nella celebrazione dei riti, distribuisce l’Eucaristia e amministra le offerte fatte alla Chiesa. Viene dunque la persecuzione, e dapprima non sembra accanita come ai tempi di Decio. Vieta le adunanze di cristiani, blocca gli accessi alle catacombe, esige rispetto per i riti pagani. Ma non obbliga a rinnegare pubblicamente la fede cristiana. Nel 258, però, Valeriano ordina la messa a morte di vescovi e preti. Così il vescovo Cipriano di Cartagine, esiliato nella prima fase, viene poi decapitato. La stessa sorte tocca ad altri vescovi e allo stesso papa Sisto II, ai primi di agosto del 258. Si racconta appunto che Lorenzo lo incontri e gli parli, mentre va al supplizio. Poi il prefetto imperiale ferma lui, chiedendogli di consegnare «i tesori della Chiesa». Nella persecuzione sembra non mancare un intento di confisca; e il prefetto deve essersi convinto che la Chiesa del tempo possieda chissà quali ricchezze. Lorenzo, comunque, chiede solo un po’ di tempo. Si affretta poi a distribuire ai poveri le offerte di cui è amministratore. Infine compare davanti al prefetto e gli mostra la turba dei malati, storpi ed emarginati che lo accompagna, dicendo: «Ecco, i tesori della Chiesa sono questi».

Allora viene messo a morte. Un’antica «passione», raccolta da sant’Ambrogio, precisa che sia stato «bruciato sopra una graticola»: un supplizio che ispirerà opere d’arte, testi di pietà e detti popolari per secoli. Possiamo ritenere che Lorenzo sia stato decapitato come Sisto II, Cipriano e tanti altri. Il corpo viene deposto poi in una tomba sulla via Tiburtina. Su di essa, Costantino costruirà una basilica, poi ingrandita da Pelagio II e da Onorio III; e restaurata nel XX secolo, dopo i danni del bombardamento americano su Roma del 19 luglio 1943.

[Fonte: D. Agasso, in Famiglia Cristiana]

BEATO SIMONE DA COLLAZZONE

beato_simone_da_collazzoneNato nel 1208 dal conte Todino e dalla contessa Matilde, Simone scelse di vivere secondo lo stile povero ed umile di san Francesco e santa Chiara d’Assisi. Indossò l’abito minoritico dalla prima adoloscenza (1221 ca.), e fu scelto da Cesario da Spira a far parte di una missione voluta da Francesco per diffondere l’Ordine in Germania. Simone conobbe dunque Francesco e fu esponente della terza generazione dei soci, che si aggregarono dopo il IV concilio Lateranense. Pochi mesi dopo l’ingresso nell’Ordine partì per la Germania sotto la guida di Cesario da Spira e in compagnia, tra gli altri, di Giovanni di Pian del Carpine, Tommaso da Celano, Giordano da Giano. Il gruppo attraversò Trento, Bolzano, Bressanone, Vipiteno e quindi, varcato il Brennero, giunsero a Matrei e, per la vecchia strada romana, ad Augusta in Baviera. Qui Cesario divise il gruppo mandandoli in diverse province della regione. È probabile che Simone fosse sempre rimasto a fianco a Cesario. Nel 1223 Cesario, il giovane Simone e altri frati rientrarono in Italia. Probabilmente, dopo il ritorno, avvalendosi della libertà lasciato loro da Francesco andarono a vivere separati e appartati dalla comunità nella Valle Spoletana. Nel 1235 Simone è presente a Todi come testimone dell’atto secondo cui il vescovo Bonifacio dona il monastero di S. Lorenzo di Collazzone a altri beni ai frati Minori perché vi fondino un monastero femminile. Nel 1244 Simone viene eletto ministro provinciale della Marca, succedendo a Crescenzo da Iesi. Nel 1250, il 24 aprile, Simone muore a Spoleto in odore di santità, tanto che rapidamente e largamente si diffuse la fama dei suoi miracoli.

[Fonte: E. Menestò, Simone da Collazzone francescano e il processo per la sua canonizzazione (1252), 2007]

SAN MICHELE ARCANGELO

Il nome Michele deriva dall’espressione «Mi-ka-El», che significa «chi è come Dio?» e poiché nessuno è come l’Onnipotente, l’Arcangelo combatte tutti coloro che si innalzano con superbia, sfidando l’Altissimo.  Nella Sacra Scrittura è citato cinque volte:  nel libro di Daniele, di Giuda, nell’Apocalisse e in tutti i brani biblici è considerato «capo supremo dell’esercito celeste», ovvero degli angeli in guerra contro il male.
Nella Tradizione Michele è l’antitesi di Lucifero, capo degli angeli che decisero di fare a meno di Dio e perciò precipitarono negli Inferi. Michele, generale degli angeli, è colui che difende la Fede, la Verità e la Chiesa. Maria Vergine e l’Arcangelo Michele sono associati nel loro combattimento contro il demonio ed entrambi, iconograficamente parlando, hanno sotto i loro piedi, a seconda dei casi, il serpente, il drago, il diavolo in persona, che l’Arcangelo tiene incatenato e lo minaccia, pronto a trafiggerlo, con la sua spada. Il suo culto è molto diffuso sia in Oriente che in Occidente, ne danno testimonianza le innumerevoli chiese, santuari, monasteri e anche monti a lui intitolati. In Europa, durante l’alto Medioevo, furono edificati in suo onore tre gioielli di devozione, di storia, di architettura ed arte:.
Leone XIII (1810-1903), il 13 ottobre 1884, dopo aver terminato di celebrare la Santa Messa nella cappella vaticana, restò immobile una decina di minuti in stato di profondo turbamento. In seguito si precipitò nel suo studio. Fu allora che il Papa compose la preghiera a San Michele Arcangelo. Successivamente racconterà il Pontefice di aver udito Gesù e Satana e di aver avuto una terrificante visione dell’Inferno: «ho visto la terra avvolta dalle tenebre e da un abisso, ho visto uscire legioni di demoni che si spargevano per il mondo per distruggere le opere della Chiesa ed attaccare la stessa Chiesa che ho visto ridotta allo stremo. Allora apparve San Michele e ricacciò gli spiriti malvagi nell’abisso. Poi ho visto San Michele Arcangelo intervenire non in quel momento, ma molto più tardi, quando le persone avessero moltiplicato le loro ferventi preghiere verso l’Arcangelo».
Dopo circa mezz’ora fece chiamare il Segretario della Sacra Congregazione dei Riti, ordinandogli di far stampare il foglio che aveva in mano e farlo pervenire a tutti i Vescovi della Chiesa: il manoscritto conteneva la preghiera che il Papa dispose di far recitare al termine della Santa Messa, dove per mezzo di S. Michele si implora Dio affinché ricacci Satana nell’Inferno.

[Fonte: C. Siccardi (estratto), in http://www.santiebeati.it/]