SANTI E PATRONI DI COLLEPEPE

SANT’EUROSIA (Patrona)

eurosia_collepepeNel Martirologio cristiano è indicata come Sant’Eurosia di Jaca, perché quella era la città del suo futuro sposo e perché nelle sue vicinanze fu martirizzata all’età di circa 16 anni. Figlia del duca di Boemia, nacque nell’anno 864. In origine si chiamava «Dobroslava» (da: dob, buona; ros, rugiada; slava, slava). Rimasta ben presto orfana di entrambi i genitori venne accolta dal nuovo duca Boriboy e dalla sua giovanissima moglie Ludmilla e trattata da loro come una figlia. I suoi genitori adottivi si adoperarono per la conversione al cristianesimo degli abitanti di tutta la regione, così anche Dubroslava ricevette il Battesimo e prese il nome greco di Eurosia (da: Eu, buona; ros, rugiada; ia, slava).

Dopo aver subito l’esilio, ad opera di Cechi-Boeri pagani, poté rientrare in patria, allorquando i ribelli furono cacciati. Nell’anno 880, il vescovo San Metodio conoscendo bene le virtù della giovane, consigliò al papa Giovanni VIII di designare Eurosia come degna sposa del figlio del conte Fortun Jimenez, erede al trono d’Aragona e di Navarra. Questo matrimonio sarebbe stato molto importante per il mondo cattolico, perché si trattava di un futuro sovrano, impegnato nella lotta contro i Saraceni che a più riprese avevano invaso alcune regioni della Spagna. La cosa fu ben accetta ai duchi e la giovane Eurosia vide nel disegno del Papa la volontà del Signore, anche se aveva in animo di votarsi interamente a Lui.

Nell’agosto dell’anno 880 iniziò il lungo viaggio che portò, solo ad ottobre, la giovane sposa in Spagna, accompagnata da una piccola comitiva di servi e soldati. Il cammino si presentava lungo, difficile e rischioso da Pasau a Basilea; dopo aver attraversato la Germania meridionale e la Francia, nell’oltrepassare i Pirenei, c’era il pericolo incombente di attacchi da parte degli Arabi. Il ribelle Aben Lupo, un cristiano rinnegato, a capo di un gruppo di arabi, dopo averla catturata e minacciandola di morte, pretendeva che Eurosia rinunciasse alla sua fede in Cristo e al matrimonio con il principe d’Aragona. La ragazza rifiutò ogni diabolica proposta e dopo perigliose vicissitudini subì il proprio martirio invocando l’aiuto di Dio ed abbandonandosi ai suoi carnefici.

La storia narra che a seguito di tale efferatezza, si abbatté sulla zona un temporale terribile, con lampi, tuoni, fulmini e venti così minacciosi che spazzarono via ogni cosa. I Saraceni, presi dal terrore, fuggirono via spaventati mentre una voce che sovrastava la tempesta proclamava: «Sia dato a Lei il dono di sedare le tempeste, ovunque sia invocato il suo nome».

Ecco perché, nel giorno della sua festa, si invoca Eurosia perché allontani le tempeste, la grandine e conservi i frutti della terra e del lavoro dell’uomo. Frutti che troviamo anche alla base della statua che si trova nella chiesa parrocchiale di Collepepe. Sant’Eurosia è raffigurata in abiti principeschi con una corona dorata in testa, giovane e bella, nello splendore virginale dei suoi sedici anni, con la palma del martirio nella mano destra e nell’altra il crocifisso accostato al petto.

SAN SEBASTIANO

san_sebastiano_collepepeLa tradizione vuole che San Sebastiano sia nato a Narbo Martius (l’odierna Narbona) prima colonia romana delle Gallie, nella Francia Meridionale, ma lo si ricorda come Sebastiano di Roma, perché militò nell’esercito romano e subì il martirio nella capitale. Sant’Ambrogio precisa, in merito ai suoi natali, che il padre proveniva sì dalla città francese, ma che in realtà San Sebastiano era nato a Milano. Martirizzato a Roma nell’anno 288, fu sepolto ad Catacumbas, che presero il nome di catacombe di San Sebastiano. Sopra queste, venne innalzata la chiesa di San Sebastiano fuori le mura, in cui sono custodite le sue spoglie.

San Sebastiano è uno dei Santi Martiri più conosciuti e venerati in tutto il mondo cristiano ed è festeggiato il 20 gennaio. Si era convertito giovanissimo al Cristianesimo e pur rimanendo segretamente cristiano, aveva intrapreso la carriera militare, mosso non tanto da ambizione di gloria e di onori, ma dalla speranza di potere comunicare ad altri la sua fede ed aiutare tanti cristiani che erano perseguitati dai soldati al comando di ufficiali spietati.

All’inizio appare come un brillante cavaliere, ardito e piacevole. Sembra di vederlo con la corazza metallica e i calzari, con lo scudo e la lancia, col mantello rosso svolazzante su un cavallo focoso, invidiato e rispettato da tutti, considerato tra i primi dall’imperatore, a cui aveva giurato fedeltà.

Era stimato e amato anche dal papa Caio, che conosceva la sua fede e la sua carità verso i fratelli sofferenti e perseguitati. Sebastiano però aveva nel cuore un disegno più ambizioso: quello di estendere il Regno di Cristo, confortando i Cristiani condotti al martirio, li esortava a non cedere alle lusinghe di promesse terrene e a mantenere la loro fede fino all’estremo supplizio. Scoperto il suo tradimento, l’ira di Diocleziano fu violenta: l’imperatore ordinò che gli fosse condotto dinanzi e gli rimproverò insistentemente la sua infedeltà: «Ti ho sempre tenuto tra i maggiorenti del palazzo mio, ti ho affidato la difesa della mia vita e tu mi tradisci in questo modo e vieni meno al culto dei nostri Dèi protettori?». Al che l’intrepido cavaliere avrebbe risposto: «Per la tua salute ho sempre pregato il Cristo e per l’Impero Romano ho dato sempre onore a Dio che è in Cielo». Allora l’imperatore Diocleziano, sdegnato per tanta impudenza e così intrepida fermezza, ordinò che fosse condotto in un grande campo, fosse legato a un albero e saettato dai suoi arcieri e lo riempirono di così tante frecce che pareva pure un riccio.

Nel corso dei secoli innumerevoli sono le opere d’arte che riguardano il suo martirio. È stato rappresentato da tanti artisti come il cavaliere romano, giovane e bello; appare sempre denudato, con le mani legate dietro la schiena incatenato ad una colonna o ad una pianta, colpito da frecce crudeli che lo rendono simile ad un agnello immolato, esposto alla pietà e alla venerazione di tanta gente. Nella chiesa parrocchiale di Collepepe, una tela posta sulla parete destra, lo raffigura con il corpo martoriato di frecce in adorazione, insieme a San Vito, del Santissimo Sacramento sorretto dagli angeli. In passato, a Collepepe, era molto venerato come patrono della gioventù e fino agli anni cinquanta, nel giorno della sua festa, si faceva vacanza a scuola.

SAN PANCRAZIO

san_pancrazio_collepepeSan Pancrazio è uno dei martiri più giovani dell’epoca romana. Nell’anno 304 durante le terribili persecuzioni dell’imperatore Diocleziano subì il martirio, mediante decapitazione, quando aveva appena quattordici anni. Il nome «Pancrazio» era abbastanza diffuso, sia in Grecia che a Roma, nonostante il suo significato ricordasse un gioco molto violento. «Il pancrazio» infatti era il compendio tra una specie di pugilato e una lotta estrema. A volte la lotta diventava sanguinosa, non permetteva cedimenti ed il significato del nome greco (a tutta forza), esprimeva bene la brutalità del gioco.

Pancrazio nacque verso la fine dell’anno 289 in Frigia, provincia consolare dell’Asia Minore, odierna Turchia. I suoi ricchi genitori erano di origine romana. La madre Ciriada morì dando alla luce l’unico figlio, mentre il padre Cleonia lo lasciò orfano quando aveva appena otto anni. Fu così affidato allo zio Dionisio, perché curasse la sua educazione e l’amministrazione dei beni. Questi per meglio assolvere i suoi compiti lo portò a Roma dove si stabilirono nella splendida villa patrizia sul monte Celio. Conobbero la fede cristiana e vi aderirono ben presto; furono battezzati e cominciarono a esercitare le virtù cristiane con entusiasmo e osservanza scrupolosa. Purtroppo anche lo zio morì, lasciando il nipote, giovane e indifeso, in mezzo a tante avversità. Così Pancrazio dovette affrontare ben presto la persecuzione che investì, a quel tempo, i cristiani di Roma. Subito dopo averlo catturato i suoi aguzzini cercarono di indurlo a rinunciare alla fede in Cristo e ad onorare gli dei pagani come atto di obbedienza all’imperatore. Nonostante ciò, Diocleziano mostrò pietà nei confronti di questo ragazzo così giovane e bello: cercò di convincerlo in ogni modo con lusinghe e minacce a rinnegare il proprio credo e a sacrificare agli dèi di Roma, ma il giovane seppe rendere onore al suo nome lottando fino all’estremo sacrificio. Pancrazio dimostrò una tale maturità, fermezza e coraggio, nel mantenere le promesse del Battesimo, che lo stesso imperatore, i cortigiani e tutti coloro che erano presenti al giudizio ne restarono profondamente meravigliati. Le sue affermazioni a difesa della fede furono così energiche che la condanna a morte come cristiano reo confesso fu inevitabile. La sentenza fu eseguita sulla via Aurelia con la decapitazione. La nobile matrona romana Ottavilla, convertita al cristianesimo, dopo aver raccolto il corpo del Santo, lo unse con balsami profumati, lo avvolse in lini preziosi e lo depose in un sepolcro nuovo scavato appositamente. Così a solo sedici anni dal martirio di San Sebastiano (288), Pancrazio, il giovinetto che lo aveva ammirato con fervore per la sua indomita fede, lo raggiunse nella Patria Celeste il 12 maggio 304.

Papa San Simmaco (498-514) fece innalzare una basilica in suo onore vicino al luogo della sua sepoltura. Ancora oggi, nella stessa basilica, si può vedere il suo corpo nell’urna posta sotto l’altare maggiore e venerare la sua testa racchiusa in un prezioso reliquiario.

Il culto e la fama del giovane Pancrazio si diffuse ben presto in Italia e in Europa. Il papa San Gregorio Magno era solito convocare spesso il popolo nella basilica dedicata al martire, perché tutti attingessero da lui esempio di virtù cristiane e coraggio nel professare la fede.

[Fonte: P. Bargellini, Mille santi del giorno, Vallecchi 1977]